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2月25日 Il sasso
2月12日 The hardest part
Siate capaci di sentire nel profondo qualsiasi ingiustizia, commessa contro chiunque, in qualunque parte del mondoQui non sentiamo proprio nulla, sia ben chiaro, la pubblicità strilla forte, la competizione è dura soprattutto fuori, lontano dal camino caldo di casa, gli auto passano veloci i treni sono in ritardo, gli autisti non hanno cuore di farti salire mentre aspetti sotto la pioggia, i suonatori son stanchi pure di suonare e mi chiedo che suonatori saranno mai? Preferisco prima lavarmi le palle, dopo ancora i denti per ultime le ascelle che mi puzzano di meno. Ci si interroga sull'etica, la morale, sulla giustizia, sull'amore, sulla vita e sulla morte (anche sul perchè quando faccio la barba mi taglio sempre), scopa quì, scopa lì, hai un bel posto di lavoro? La letteratura è dappertutto sia chiaro quanto il fatto che non sentiamo proprio nulla o forse ancora di più, la letteratura è questa tastiera è sotto i miei piedi, è nell'abitudine,è negli aneddoti, nelle storie vere in quelle raccontate e in quelle raccontate e fatte passare per vere, la letteratura è questo pavimento ancor prima che sopra il cielo ancor prima che l'amore. La letteratura è come un bar sull'autostrada è un posto di storie sfocate, messe in dubbio poi incendiate, è un posto di passaggio la letteratura, di frontiera, è rabbia, nonsense, demenza, ingiustizia, aggressione. Scardina ti prego i segni di questa quotidiana condizione. La letteratura è un cesto di parole mai ascoltate, mai pronunciate, la letteratura è segreta, infame,bastarda, amante sensuale e poi salvatrice, la letteratura è un Cristo appeso alla croce. Sia chiaro non si parla di vetrine, i libri nelle vetrine han la voce della pubblicità, del buon vestito e della tendenza, del passa parola euforico e fulminante, della gioventù talvolta o soprattutto, della originalità artificiosa, della storia appassionante. Io parlo di quelle parole polverose e dimenticate, delle parole scritte e non scritte, che han la voce di un matto alla stazione, di un ubriaco alla pensione, di un bambino di periferia, di una ragazza violentata, della depressione, dell'amore lacerante della gioia limpida e istantanea che rimbalza tra ore ed ore di inutilità, delle parole figlie della noia e delle solitudine, delle parole che nessuno ha letto mai, delle lettere nei bagni pubblici, dei messaggi su muri dal buio soffocati. Ecco quella letteratura è ovunque, noi siamo ovunque e quindi noi siamo letteratura, ma non ci interessa di letteratura, quindi poco anche di noi stessi o forse solo di noi stessi ma non della letteratura che siamo noi stessi, preferiamo i libri quelli alle vetrine quelli che fan tanti numeri più che lettere, o fan numeri di lettere ma s'impolverano non sono magici, rivelatori, non sono specchi come la maniglia scricchiolante della mia finestra che s'affaccia a nord dove non batte il sole ma si scorge l'immenso e poco più di un passaggio a livello, dove i treni hanno una sola destinazione. La corrente poi è andata via, la tv si è spenta sul varietà di riflessione, tutti si chiedono ma nessuno se li caga, mio zio parlava di diritto alla vita mentre sbucciava i fagiolini, mio cugino gli ha chiesto di metter la partita, non hanno visto se era morta, che peccato.
La maniglia che da a nord è sempre lì, quella maniglia è mio fratello, l'ho guardate bene e mi sono accorto che era lui che guardava me, ci sentivamo tanto uguali.
1月22日 Ruggine
E' ruggine o nebbia
che nel letto ti fa tremolare
come le rive del fiume
quando l'inverno saluta
l'autunno, è forse
il sogno che ti scrosta
l'anima e che sogno di vedere?
Agitata come le foglie morte
sulle lenzuola, oh per quali strade
stai solitaria a camminare,
senz'accorgerti dell'iride mia
che i tuoi passi segue
e che ha trovato la chiave
per gli incubi tuoi.
Ai piedi del tuo letto,
andiamo certo invece lontani
di più che un aereo, quando
drogati di sonno, io ammiro
tu lasci ammirare, il freddo
che ti si posa sul collo-
Tu piangi io piango,
quando sogni,
cammino con te,
tu piangi io piango,
non puoi saperlo che
cammino da solo come le rive e l'acqua che va fin giù e non scrocchia come i giorni morti sotto le suole, i rami secchi, la frutta matura, troppo matura per questa stagione. Sì ,sogni tormentati e morbidi, come le lenzuola che t'accarezzano l'intimo e talvolta ti fanno vibrare, come il sesso e le sciarpe che non indossi più, tra i nodi e la ruggine struggente ho svelato salme morte ed altre sanguinanti coi miei passi rugiada e desideri timidi come la neve. 1月13日 Le galline sono in ritardo.Ho provato a cercarlo, ma era chiuso nel cassetto dei giocattoli cattivi, credi è l'inizio dei punti interrogativi. Non lo auguro al tuo bambino, sì, sei sull'autobus tra le galline che sanno di avere le penne e come le galline girano la testa senza guardare, ritmicamente, come il lavoro, la routine, il pendolo, le stazioni del centro non quelle di periferia, dove il quotidiano pesa di meno, addirittura, o per altri motivi. Uno guarda il cielo, il secondo anche, poi il terzo ed il quarto, alla fine tutti, magari c'è un punto luminoso, un'altra trovata mediatica, una nuova via per far calore. Per un attimo, uno solo, ed uno solo di loro, ha concepito il brivido delle cose senza spiegazione, ma era il vento. Ha riaperto il giornale; mancano ancora tre fermate può leggere lo sport. Tu, sei impregnata di vita, gravida, e graviti nell'orbita animale della tecnologia, per ora e poi non sarai pìù sola per sempre, i tuoi occhi sono densi e zuccherosi come il miele delle campagne in cui giocavi da bambina, le strade sterrate, le more e la marmellata di tua nonna, non ti piacciono le penne di queste galline, però, dal becco opaco o dai pochi capelli. I ragazzi non ti lasciano sedere, i vecchi ti vorrebbero scopare, le vecchie mal parlano e t'invidiano, non sanno della vita, per questo non si curano di quella che porti tra le mani, nelle vene e talvolta ti fa mancare. Ti chiedi se ricorderai della belletta di novembre, delle occasioni, o le bufere, i più, i meno e i centomila, quando dovrai trovarle un nome, nessuno leggerà le tue parole adagiate con passione, dopo il rinculo forte di quei fucili che erano le tue letture. Concludi che probabilmente gliene parlerai, carezzandole i capelli. Le galline sono pronte per il macello, scattano con la testa in modo naturale, è forse l'ago vivo che le importuna nei pensieri? Non importa, non sentono dolore, è l'ultima fermata, il fattore deve ucciderle, la pubblicità deve venderle... per fortuna tu non scendi, hai gli occhi persi sul poggiatesta davanti a te, una suora sta pregando, sulle gocce alla finestra, sulla fila che spintona, tra i ladri, gli uomini buoni i ritardatari ed il déjà vu stai pensando al nome più intenso del mondo con cui chiamarla.
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