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日志


2月25日

Il sasso

 
Il sasso Modifica

E’ un sasso che dorme

giù negli abissi del cuore

in acque torve sta relitto

dei relitti senz’anime vaganti

o gioielli nascosti.

 

In sabbie inquinate s’incaglia

il cielo che nell’oceano

affonda, nave carica di speranze

troppo leggera per sopportare

le tempeste del viaggio.

 

Altre volte in pozzanghere

sta tutto il vuoto dell’universo.

Commenti

2月24日

Il mistero dell'orizzonte. René Magritte

 
"Le immagini vanno viste quali sono, amo le immagini il cui significato è sconosciuto poiché il significato della mente stessa è sconosciuto "
 
 
2月12日

The hardest part

 

Siate capaci di sentire nel profondo qualsiasi ingiustizia, commessa contro chiunque, in qualunque parte del mondo

Qui non sentiamo proprio nulla, sia ben chiaro, la pubblicità strilla forte, la competizione è dura soprattutto fuori, lontano dal camino caldo di casa, gli auto passano veloci i treni sono in ritardo, gli autisti non hanno cuore di farti salire mentre aspetti sotto la pioggia, i suonatori son stanchi pure di suonare e mi chiedo che suonatori saranno mai?

Preferisco prima lavarmi le palle, dopo ancora i denti per ultime le ascelle che mi puzzano di meno.

Ci si interroga sull'etica, la morale, sulla giustizia, sull'amore, sulla vita e sulla morte (anche sul perchè quando faccio la barba mi taglio sempre), scopa quì, scopa lì, hai un bel posto di lavoro?

La letteratura è dappertutto sia chiaro quanto il fatto che non sentiamo proprio nulla o forse ancora di più, la letteratura è questa tastiera è sotto i miei piedi, è nell'abitudine,è negli aneddoti, nelle storie vere in quelle raccontate e in quelle raccontate e fatte passare per vere, la letteratura è questo pavimento ancor prima che sopra il cielo ancor prima che l'amore.

La letteratura è come un bar sull'autostrada è un posto di storie sfocate, messe in dubbio poi incendiate, è un posto di passaggio la letteratura, di frontiera, è rabbia, nonsense, demenza, ingiustizia, aggressione.

Scardina ti prego i segni di questa quotidiana condizione.

La letteratura è un cesto di parole mai ascoltate, mai pronunciate, la letteratura è segreta, infame,bastarda, amante sensuale e poi salvatrice, la letteratura è un Cristo appeso alla croce.

Sia chiaro non si parla di vetrine, i libri nelle vetrine han la voce della pubblicità, del buon vestito e della tendenza, del passa parola euforico e fulminante, della gioventù talvolta o soprattutto, della originalità artificiosa, della storia appassionante.

Io parlo di quelle parole polverose e dimenticate, delle parole scritte e non scritte, che han la voce di un matto alla stazione, di un ubriaco alla pensione, di un bambino di periferia, di una ragazza violentata, della depressione, dell'amore lacerante della gioia limpida e istantanea che rimbalza tra ore ed ore di inutilità, delle parole figlie della noia e delle solitudine, delle parole che nessuno ha letto mai, delle lettere nei bagni pubblici, dei messaggi su muri dal buio soffocati.

Ecco quella letteratura è ovunque, noi siamo ovunque e quindi noi siamo letteratura, ma non ci interessa di letteratura, quindi poco anche di noi stessi o forse solo di noi stessi ma non della letteratura che siamo noi stessi, preferiamo i libri quelli alle vetrine quelli che fan tanti numeri più che lettere, o fan numeri di lettere ma s'impolverano non sono magici, rivelatori, non sono specchi come la maniglia scricchiolante della mia finestra che s'affaccia a nord dove non batte il sole ma si scorge l'immenso e poco più di un passaggio a livello, dove i treni hanno una sola destinazione.

La corrente poi è andata via, la tv si è spenta sul varietà di riflessione, tutti si chiedono ma nessuno se li caga, mio zio parlava di diritto alla vita mentre sbucciava i fagiolini, mio cugino gli ha chiesto di metter la partita, non hanno visto se era morta, che peccato.

 

La maniglia che da a nord è sempre lì, quella maniglia è mio fratello, l'ho guardate bene e mi sono accorto che era lui che guardava me, ci sentivamo tanto uguali.

 

1月22日

Ruggine

E' ruggine o nebbia
che nel letto ti fa tremolare
come le rive del fiume
quando l'inverno saluta 
l'autunno, è forse 
il sogno che ti scrosta 
l'anima e che sogno di vedere?
 
Agitata come le foglie morte
sulle lenzuola, oh per quali strade
stai solitaria a camminare,
senz'accorgerti dell'iride mia
che i tuoi passi segue 
e che ha trovato la chiave 
per gli incubi tuoi.
 
Ai piedi del tuo letto,
andiamo certo invece lontani
di più che un aereo, quando
drogati di sonno, io ammiro
tu lasci ammirare, il freddo
che ti si posa sul collo-
 
Tu piangi io piango,
quando sogni,
cammino con te,
tu piangi io piango,
non puoi saperlo che 
 
cammino da solo
come le rive e l'acqua
che va fin giù e non scrocchia
come i giorni morti sotto le 
suole, i rami secchi, la frutta matura,
troppo matura per questa stagione.
 
Sì ,sogni tormentati e morbidi,
come le lenzuola che t'accarezzano
l'intimo e talvolta ti fanno vibrare, 
come il sesso e le sciarpe 
che non indossi più,
 
tra i nodi e la ruggine struggente
ho svelato salme morte ed altre 
sanguinanti
coi miei passi rugiada e desideri
timidi come la neve.
1月13日

Le galline sono in ritardo.

Ho provato a cercarlo, ma era chiuso nel cassetto
dei giocattoli cattivi, credi è l'inizio dei punti interrogativi.
Non lo auguro al tuo bambino, sì, sei sull'autobus
tra le galline che sanno di avere le penne

e come le galline girano la testa senza guardare,
ritmicamente, come il lavoro, la routine, il pendolo,
le stazioni del centro non quelle di periferia, dove
il quotidiano pesa di meno, addirittura, o per altri motivi.

Uno guarda il cielo, il secondo anche,
poi il terzo ed il quarto, alla fine tutti,
magari c'è un punto luminoso, un'altra trovata
mediatica, una nuova via per far calore.

Per un attimo, uno solo, ed uno solo di loro,
ha concepito il brivido delle cose senza spiegazione,
ma era il vento. Ha riaperto il giornale;
mancano ancora tre fermate può leggere lo sport.




Tu, sei impregnata di vita, gravida,
e graviti nell'orbita animale della tecnologia,
per ora e poi non sarai pìù sola per sempre,
i tuoi occhi sono densi e zuccherosi

come il miele delle campagne in cui giocavi da bambina,
le strade sterrate, le more e la marmellata di tua nonna,
non ti piacciono le penne di queste galline, però,
dal becco opaco o dai pochi capelli.

I ragazzi non ti lasciano sedere, i vecchi ti vorrebbero
scopare, le vecchie mal parlano e t'invidiano,
non sanno della vita, per questo non si curano
di quella che porti tra le mani, nelle vene e talvolta ti fa mancare.

Ti chiedi se ricorderai della belletta di novembre, delle occasioni,
o le bufere, i più, i meno e i centomila, quando dovrai trovarle un nome,
nessuno leggerà le tue parole adagiate con passione, dopo il rinculo forte
di quei fucili che erano le tue letture.

Concludi che probabilmente gliene parlerai, carezzandole i capelli.

Le galline sono pronte per il macello, scattano con la testa in modo naturale,
è forse l'ago vivo che le importuna nei pensieri? Non importa, non sentono dolore,
è l'ultima fermata, il fattore deve ucciderle, la pubblicità deve venderle...

per fortuna tu non scendi, hai gli occhi persi
sul poggiatesta davanti a te, una suora sta pregando,
sulle gocce alla finestra, sulla fila che spintona,
tra i ladri, gli uomini buoni i ritardatari ed il déjà vu


stai pensando al nome più intenso del mondo con cui chiamarla.
1月8日

Ho visto una stella morire

Questo è il sogno della foglia

disseccata dal freddo, anzi,

della notte uccisa e dell’alba violenta.

 

Non ci credi?

 

Dei vortici sabbiosi, delle luci sul mare,

delle conchiglie raccolte, di quelle da

raccogliere ancora.

 

Ho visto una stella morire.

 

Questo è il sogno delle strane risposte,

del sentirsi andare giù, sulle linee

tra le nuvole, ora spero tu sappia nuotare.

 

Hai lasciato crescere i capelli.

 

Fammi compagnia coi baci

che non mi hai dato e qui

ti senti di dare per strani motivi.

 

Ho visto un libro volare.

 

Questo è il sogno delle pagine

nell’aria,ancora nella mia bocca,

poi tra le parole, ora nel cuore.

 

Credimi ti prego.

 

Chiudi gli occhi, lei è andata via,

tornerà col viola autunnale,

sconvolta e primaverile

 

O forse domani, non cambiare ora.

 

Questo è il sogno dell’elevazione

elevata sulle pozzanghere e sui giornali quotidiani,

sulle sopracciglia e sui posti lontani.

 

E’ questa certo la parte più difficile.

12月29日

Il becchino

T’invaderanno pensieri come aeroplani in guerra,

una valanga di rumore seppellirà il cielo. Pensasti.

 

Poi il sole sorgerà, tra un caffè ed un annuncio

sconvolgente, non è una novità: i vecchi muoiono.

 

Uno per volta, s’accasciano sul fianco più forte

che la vita gli riserva ancora

maledicendo il giorno che a parlare hanno imparato.

 

 

 

Ti sentirai vecchio, qualche estate dopo,

dopo aver comprato un filone di pane,

quando avrai tanto rumore tra i capelli,

 

che non riconoscerai il cielo, invischiato

nei sinistri quesiti degli occhi sulle rughe

delle rughe sul mondo del mondo nel mondo.

 

 

 

Il becchino butterà terra sul tuo viso,

soffiandosi il naso per prepararsi ai pomeriggi

freddi nel cimitero di pietra e morti…

 

…t’offrirà del vino come un compagno,

perché lui ha capito molto prima

che morire è cosa quotidiana.

12月28日

Polvere

A nord, A nord,

è li dove il sole

non arriva

che puoi domandare

quando leggi

la polvere che muovi

e credevi di schiacciare.

12月25日

A Montale, Al Girasole

S’insinuano gli specchi

nelle frequenze interrotte

delle radio di provincia.

 

Muori, ma taglienti

le tue lettere s’attorcigliano

carnivore al cuore.

 

Ti porterò nei vicoli ciechi,

prima ancora che

fiori di luce impazziti.

 

Tra le trame insidiose

del rosso che cola,

tra infime risposte.

 

Il dolore del ramo

spezzato,

la meraviglia, il degrado

Portami il girasole ch'io lo trapianti

Portami il girasole ch’io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l’ansietà del suo volto giallino.


Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
é dunque la ventura delle venture.


Portami tu la pianta che conduce

dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.



da Eugenio Montale, Ossi di seppia

12月18日

Vecchie dalle mani gracili

Vedo.

Le Vecchie intrecciano
cesti in vimini prima di morire,
per far raccolta del tempo rimasto,
che sprecano ad intrecciare.

Con gli occhi ciechi e le dita fragili.

Vedo.

Raggi di sole, sulla terra battuta
che brucia i piedi scalzi della processione,
dietro un altro Cristo,avanti un altro Santone
mentre a valle i colori della Sera

farfugliano parole giallo morte.

Negli angoli piangono i mendicanti,
non abbiamo monete per voi,
non abbiamo tempo per noi,

stiamo portando la croce alla collina,

lontana dai vostri lamenti.

Poi, accederemo un fuoco

per aiutare la notte a calare.

Saremo svenuti prima ancora

Di sentire un’altra voce:

”C'è una croce da portare”

-         portiamo le dita agli orecchi per non sentire- 

“Le vecchie stanno morendo” 

-         stringendo forte per non sentire


le vecchie stanno morendo,
le vecchie stanno morendo,
le vecchie stanno morendo,


il tempo nel cesto è esaurito:
raccoglieremo ciliegie,
rosse come la vita che stiamo perdendo.

Coglieremo i bambini rimasti appesi,
nell'aria insipida delle capanne a sud.
Li scuoteremo per far uscire dalle arterie il pianto,
ci scuoteremo per sopportare il pianto.

Intanto i mendicanti vogliono mangiare i bambini,
le vie sono piene di mendicanti,
non abbiamo monete anche per voi,
i mendicanti siamo noi.

I bambini son diventate vecchie,
e noi bambini,
dove siamo?

Dove siamo?


I bambini arano la terra,
le vecchie preparano la guerra,
i bambini mangiano al rientro,
le vecchie sgridano gli animali,

Dove siamo noi, noi bambini?



La croce avanza alla collina,

ansimano i cervelli come bestie

nella tana, è il mondo che matura


Soffoca senza passione,quel cristo appeso

alla croce della religione.

”Cristo le vecchie non piangono per te,
e noi non tocchiamo il tuo mantello”

I mendicanti son lontani,
i mendicanti hanno monete nelle tasche,
hanno oro, ora.

I mendicanti comprano la città.

Le bestie scalciano,
le bestie si sporcano nel sesso,
vecchie e bambini non sfiorano il peccato.

Ronzii di voci e
preghiere antiche,
tintinnar di credenze,
di casa in casa,
una tisana,
una tisana.


Silenzio.

L'ultimo cesto è completo.

L'ultima goccia del tempo,
trabocca,
dal cesto bucato.

Siamo morti noi,
mendicanti,
noi bambini,
siamo morti noi vecchie,
dalle mani gracili.

12月15日

E' un Natale.

E’ un natale moribondo

Nelle periferie della grande città,

è rosso sui San Nicola impiccati,

nei balconi delle palazzine

riempiti di immagini, sante e sbiadite.

 

Non nevica neanche, ma ci sono pozzanghere,

perché i marciapiedi sono il degrado

e l’acne rimane l’unica scintilla sul

viso dei giovani,

poi c’è il mare, ma nessuno se ne cura.

 

Il folclore, si spegne sui volantini,

dei supermercati in svendita totale,

le bambine gioiscono ancora per poco,

mentre:

il parroco prega per l’ultimo morto.

 

11月20日

Rendi lo sguardo ai ciechi

Di giorno poi, dai, l'anima alla notte,
lo sguardo ai ciechi senza volto.
Mentre cerchi ancora
la buia luce dei tuoi occhi,
il destino livido ,si mescola,
col sapore aspro di questa vendemmia. 
 
Rendi silenzio al rumore,
menzogne alla verità.
Quando sprofondi nella sabbia,
disegni ali spezzate,
sogni del mare in tempesta
che voleva essere pioggia.
 
Splendono raggi di legno
dal sole nero, polvere,
per poco ancora
hai nella mente poesia,
poesia viva
11月16日

Una danza celeste

Se il cielo freddo,
dei meriggi dopo l'equinozio,
cadesse come un mantello
sui giorni nostri:
lascerei che ci avvolgesse.
 
Per riscaldare te, nuda,
con le stelle indosso.
 
Cosicchè io,mentre scivoli,
tra le lenzuola morbide,
della volta celeste,
possa col sorriso rimirare il
tuo corpo che danza.
 
Spogliarti dalle ombre,
l'anima con i sussurri,
respirare l'odore
della tua pelle vibrante.
 
 
 
Se il cielo freddo,
dei meriggi dopo l'equinozio,
cadesse come un mantello
sui giorni nostri:
lascerei che ci avvolgesse.
 
Per riscaldare te, nuda,
con le stelle indosso.

11月5日

Infedeltà pirandelliana

INFEDELTA' PIRANDELLIANA
 


Così carezzo un'altra donna ancora,
con la mano di me che ben conosco
ed ancora non invecchia, forse,
per dar credito a certezze,
sul corpo e della mente,
che uno sente e crede sante.

Poi ne sfioro i fiancho el sesso,
convinto di trovar lo stesso me stesso,
che son sicuro, guardare nello specchio.

Nella stanza dei volti noti,
è poi per questo che spengo
presto la luce ed il rispetto.

Ma:

S'io potessi, vederti invece con
gli occhi di quello ch'io,
nemmeno mi conosco:
rideremmo insieme degli insetti e del buon gusto.

Sulle mattine piovose, per molto che
la notte sarebbe giorno.
Il giorno uccello.

Che svanito tra le realtà.
migra ancora,di tanto in tanto,
tra le stagioni per cercare il caldo.

Una discarica,il vento,
la compagnia d'un mare calmo,
su cui  volare.




Così carezzo un'altra donna ancora,
con la mano di me che ben conosco
ed ancora non invecchia, forse,
per dar credito a certezze,
sul corpo e della mente,
che uno sente e crede sante.

Poi ne sfioro i fiancho el sesso,
convinto di trovar lo stesso me stesso,
che son sicuro, guardare nello specchio.

Nella stanza dei volti noti,
è poi per questo che spengo
presto la luce ed il rispetto.

Ma:

S'io potessi, vederti invece con
gli occhi di quello ch'io,
nemmeno mi conosco:
rideremmo insieme degli insetti e del buon gusto.

Sulle mattine piovose, per molto che
la notte sarebbe giorno.
Il giorno uccello.

Che svanito tra le realtà.
migra ancora,di tanto in tanto,
tra le stagioni per cercare il caldo.

Una discarica,il vento,
la compagnia d'un mare calmo,
su cui  volare.






11月2日

E un po' d'altre cose

Mentre l'onda sviene
stanca sulla sabbia,
con gli occhi socchiusi,
le labbra umide,
profumata di desideri,
ascolti camminando,
l'incosciente puntualità del caso....
...e un po' d'altre cose.
10月13日

Viola, grigio.

Siamo morti;

Tutti.

 

Viola,

grigio,

libri gialli,

viola,

grigio,

respiri spenti,

viola,

grigio,

aurore smarrite,

viola,

grigio,

segnali intermittenti.

 

Tutto è morto.

 

La casa,

l’amore,

l’intelletto.

 

Il sesso,

il figlio,

il piacere.

 

La fine è morta.

 

…e quando ancora il corpo,

bianco,

non s’accorge,

 

siamo morti,

tutti.

10月9日

Il budda

  Il brāhmana Dona vide il Buddha seduto sotto un albero e fu tanto colpito dall'aura consapevole e serena che emanava, nonché dallo splendore del suo aspetto, che gli chiese:
 
 
 
Sei per caso un dio?
– No, brāhmana, non sono un dio.
– Allora sei un
angelo?
– No davvero, brāhmana.
– Allora sei uno
spirito?
– No, non sono uno spirito.
– Allora sei un essere umano?
– No, brāhmana io non sono un essere umano.
– Allora, che cosa sei?
– Io sono sveglio.
9月25日

Un Dio

"Non pretendo che la gioia non possa accompagnarsi alla bellezza; ma dico che la gioia è uno degli ornamenti più volgari, mentre la malinconia è della bellezza, per così dire, la nobile compagna. Al punto che non so scorgere un tipo di bellezza che non abbia in se dolore"
Baudelaire